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Il P2P è legale. In Spagna

March 16, 2010 |

Per un giudice di Barcellona, i link ai contenuti di per sé non violano il diritto d’autore. La causa era stata intentata dalla Siae spagnola

 

Con una sentenza giudicata storica dalla stampa spagnola, un tribunale di Barcellona ha assolto il primo sito ‘peer to peer’ ad essere stato portato in tribunale, con l’accusa di reato contro i diritti d’autore.

Il sito incriminato, “El RincondeJesus”,  mette con grande evidenza la parola “innocente!” in home page e  il suo titolare, Jesus Guerra, dichiara che la sua è ”una pagina pulita” dopo ben 10 mesi di vertenza legale.

Il giudice ha stabilito che offrire link che rimandano ad altri contenuti - anche coperti da copyright, come succede nei P2P - non è illegale. “In senso lato”, spiega la sentenza, “il sistema di links costituisce la base stessa di internet ed una moltitudine di pagine (come Google) fanno ciò che si vuole impedire con questa causa”.

Secondo il giudice, inoltre, “le reti P2P, in quanto mere reti di trasmissione di dati tra privati, non vulnerano alcun diritto protetto dalla legge sulla proprietà intellettuale”.

Per la stampa specializzata e non, la sentenza è “storica” perché è la prima del genere. E’ anche una sconfitta per il denunciante (la Sgae, la Siae spagnola), che si batte per la chiusura di siti di scambio files: il governo spagnolo vorrebbe promuovere una proposta di legge che consentirebbe alle autorità amministrative di chiudere le pagine web considerate illegali.

(c.g.)


Commenti

3 Commenti

  1. francesco20 il 19 March 2010 alle 5:53 pm

    La spagna di Zapatero non è un bel paese.troppe le cose brutte ammesse,e molte per opportunità

  2. Celia Guimaraes il 16 March 2010 alle 1:44 pm

    Gentile signor Maurizio, dalle carte risulta che la denuncia è stata inoltrata il 7 maggio 2009 e che la sentenza è del 9 marzo 2010. Grazie del suo commento, continui a seguirci. Cordiali saluti

  3. Maurizio il 16 March 2010 alle 12:48 pm

    Deve esserci un refuso nella notizia: il “dopo ben 10 mesi di vertenza legale” credo sia 10 anni. A tempi italiani dovrebbe essere così!!
    A parte questo. Le lobby ed i monopoli di diritto e di fatto lottano ovunque strenuamente per mantenere il loro potere e non si accorgono che il mondo E’ cambiato.
    Oggi la Rete ci consente possibilità inimmaginabili solo pochi anni fa, che nessuno può impedire per legge. Non ci riescono i cinesi né gli iraniani ad impedire ai loro cittadini di comunicare con il mondo.
    Si inventino qualche cosa, perbacco. Qualche cosa in sintonia con la vita in Rete. Offrano servizi a fronte di abbonamenti poco costosi: a nessuno fa piacere intasare il proprio PC con download e upload ed essere più lenti giocando a WOW.
    Anche il ragazzo di 20 anni pagherebbe una piccola cifra della propria paghetta pur di evitarlo.
    Fantasia ci vuole, fantasia!! E lasciamo più liberi i tribunali.

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